Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/321


il fiore 315

CLXVIII

La Vecchia.

     E s’ella ne prendesse gran funata
di que’ che ciaschedun la vuol brocciare,
sí si de’ ben la femina avvisare
4d’assegnar a ciascun la sua giornata;
chéd ella rimarria troppo ’ngannata
se l’un l’altro vi potesse trovare,
ch’almen le converrebbe pur fallare
8alle gioie che ciascun l’avria recate.
     Ché non si vuol lasciar giá lor niente
di che potesser far grande ’ngrassata,
11ch’egli è perduto tutto il rimanente.
Per ciò convien che ciascuna avvisata
sia, sí che pover rimanga il dolente,
14ella rimanga ricca e ben calzata.»

CLXIX

La Vecchia.

     «In pover uom non metter giá tu’ amore,
ché non è cosa che pover uom vaglia:
di lu’ non puo’ tu aver se non battaglia
4e pena e povertate e gran dolore.
Lasciar ti farian robe di colore
e sovente dormire in su la paglia:
non t’intrametter di cotal merdaglia,
8ché troppo i’ ’l ti porria a gran fallore.
     Né non amar giá oste trapassante;
però che mutan tante ostellerie
11ch’aver non posson cuor fermo né stante:
lor fatti non son che baratterie.
Ma se ti dona, non sie rifusante,
14e fa co llui infinte druderie.»

14