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314 poemetti allegorico-didascalici

CLXVI

La Vecchia.

     «E s’ella non è bella di visaggio,
cortesemente lor torni la testa,
e sí lor mostri, sanza far arresta,
4le belle bionde treccie da vantaggio.
Se non son bionde, tingale in erbaggio
e a l’uovo, e po’ vada a nozze e a festa;
e, quando va, si muova sí a sesta
8ch’al su’ muover non abbia punt’oltraggio.
     E gentamente vada balestrando
intorno a sé, cogli occhi, a chi la guarda,
11ii e ’l piú che puote, ne vad’accroccando.
Faccia sembianti che molto le tarda
ched ella fosse tutta al su’ comando;
14ma d’amar nullo non fosse musarda.»

CLXVII

La Vecchia.

     «La lupa intendo che, per non fallire
a prender ella pecora o montone,
quand’e’ le pare di mangiar stagione,
4ne va, per una, un cento e piú assalire.
Cosí si de’ la femina civire,
sed ella avesse in sé nulla ragione:
contra ciascuno rizzar de’ il pennone
8per fargli nella sua rete fedire.
     Chéd ella non sa quale riman preso,
insin ch’ella no gli ha tarpata l’ala:
11sí de’ tener tuttor l’aiuol su’ teso,
e prendergli a’ gheroni e a la gala;
ma se sapesse, o ch’ell’avesse inteso
14che fosse pover, gittil per la scala.»