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312 poemetti allegorico-didascalici

CLXII

La Vecchia.

     «Molti d’assempri dar te ne potrei,
ma troppo saria lungo parlamento.
Ciascuna de’ aver fermo intendimento
4di scorticargli, sí son falsi e rei.
S’i’ fosse giovane, io ben lo farei;
ma io son fuor di quello intendimento
ché troppo fu tosto il mi’ nascimento,
8sí ch’i’ vendetta far non ne potrei.
     Ma tu, figliuola mia, che se’ fornita
d’ogn’armadura per farne vengianza,
11sí fa’che ’nverso lor sie ben sentita.
e presta di dar lor pen’e miccianza.
Se tu ’l fai, d’ogni mal m’avra’ guerita
14e alleggiata d’ogne mia pesanza.»

CLXIII

La Vecchia.

     «Tutti quanti le vann’oggi blasmando,
e ciaschedun sí le ’ntende a ’ngannare:
cosí ciascuna di noi de’ pensare
4a far che la ricchezza i mett’a bando.
E non dobbiamo andar il cuor ficcando
in un sol luogo, ma dobbiam pensare
in che maniera gli possiam pigliare,
8e girgli tutti quanti dispogliando.
     La femina de’ aver amici molti,
e di ciascun sí de’ prender su’ agio,
11e far sí ch’uon gli tenga per istolti;
e far lor vender la torre e ’l palagio,
o casa o casolari o vero i colti,
14sí che ciascun ci viva a gran misagio.»