Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/313


il fiore 307

CLII

La Vecchia.

     «Non ne poss’altrementi far vengianza
se non per insegnarti mia dottrina;
perciò che lo me’ cor si m’indoviní
4che tu darai lor ancor gran miccianza
a que’ ribaldi, che tanta viltanza
me diceano da sera e da mattina.
Tutti gli metterai anche a la china.
8se tu sa’ ben tener la tua bilanza.
     Ché sie certana, s’i’ fosse dell’aggio,
figliuola mia, che tu se’ or presente,
11ch’i’ gli paghere’ ben di lor oltraggio,
sí che ciascuno fare’ star dolente:
giá tanto non sarebbe pro’ né saggio
14ched i’ non ne facesse pan chiedente.»

CLIII

La Vecchia.

     «In gran povertá tutti gli mettesse,
sí com’e’ t’ho di sopra sermonato,
e sí sarebbe il primo dispogliato
4colui che piú cara mi tenesse.
Di nessun mai pietá non mi n’ prendesse,
ché ciaschedun vorre’ aver disertato;
ché sie certana che non è peccato
8punir la lor malattia, chi potesse.
     Ma e’ non dottan guari mia minaccia
né non fan forza di cosa ch’i’ dica,
11per ciò c’ho troppo crespa la mia faccia.
Figliuola mia, se Dio ti benedica,
i’ non so chi vendetta me ne faccia
14se non tu, ch’i’ per me son troppo antica.»