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292 poemetti allegorico-didascalici

CXXII

Falsembiante.

     «Ancor sí m’intrametto in far mogliazzo,
altr’or fo paci, altr’or sí son sensale;
manovaldo mi fo, ma quel cotale
4che mi vi mette l’abbiate per pazzo,
ché de’ suoi beni i’ fo torre e palazzo,
o ver be’ dormitori o belle sale,
sí che, s’egli ha figliuol, poco gli vale
8i ben del padre, sí ’l te ne rispazzo.
     E se vo’ aveste nulla cosa a fare
intorno di colui con ch’i’ riparo,
11diràllami, farolla capitare;
ma non convien mostrar che vi si’ amaro
a largamente sapermi donare,
14ché ’l mi’ servigio il vendo molto caro.»

CXXIII

Falsembiante.

     «I’ si son de’ valletti d’Antecristo,
di que’ ladron che dice la Scrittura
che fanno molto santa portatura,
4e ciaschedun di loro è ipocristo.
Agnol pietoso par quand’uon l’ha visto,
di fora sí fa dolze portatura;
ma egli è dentro lupo per natura,
8che divora la gente Gieso Cristo.
     Cosí abbiamo impreso mare e terra,
e si facciam per tutto ordinamento:
11chi non l’osserva, diciam ch’a fede erra.
Tanto facciam con nostro tradimento,
che tutto ’l mondo ha preso con noi guerra;
14ma tutti gli mettiamo a perdimento.»