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il fiore 281

C

Falsembiante.

     «I’ fo sí fintamente ogne mio fatto
che Proteusso, che giá si solea
mutare in tutto ciò ched e’ volea,
4non seppe unquanche il quarto di baratto
come fo io; ché non tenni ancor patto,
e non è ancor nessun che se n’addea,
tanto non stea con meco o mangi o bea
8che nella fine no gli faccia un tratto.
     Ched i’ so mia fazzon sí ben cambiare
ched i’ non fui unquanche conosciuto
11in luogo, tanto vi potesse usare;
ché chi mi crede piú aver veduto,
cogli atti miei gli so gli occhi fasciare,
14sí che m’ha incontanente isconosciuto.»

CI

Falsembiante.

     «I’ sí so ben per cuor ogne linguaggio,
le vite d’esto mondo i’ ho provate;
ch’un’or divento prete, un’altra frate,
4or prinze, or cavaliere, or fante, or paggio.
Secondo ched i’ veggio mi’ vantaggio,
un’altr’or son prelato, un’altra abate:
molto mi piaccion gente regolate,
8ché co llor cuopro meglio il mi’ volpaggio.
     Ancor mi fo romito e pellegrino,
cherico e avvocato e giustiziere,
11e monaco e calonaco e bighino;
e castellan mi fo e forestiere,
e giovane alcun’ora e vecchio chino:
14a brieve motti, i’ son d’ogni mestiere.»