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262 poemetti allegorico-didascalici

LXII

Amico.

     «Ancor convien che tu sacci’ alcun’arte
per governar e te e la tu’ amica:
di buon morse’ tuttor la mi notrica,
4e dàlle tuttavia la miglior parte.
E s’ella vuol andar in nulla parte,
sí le di’: ‘Va, che Dio ti benedica’.
In gastigarla non durar fatica,
8sed al su’ amor non vuo’ tagliar le carte.
     E se la truovi l’opera faccendo,
non far sembiante d’averla veduta;
11il in altra parte te ne va fuggendo.
E se le fosse lettera venuta,
non t’intrametter d’andar incheggendo
14chi l’ha recata né chi la saluta.»

LXIII

Amico.

     «S’a scacchi, o vero a tavole giocassi
colla tua donna, fa ch’aggie il piggiore
del gioco, e dille ch’ell’è la migliore
4dadi gittante, che tu mai trovassi.
S’a coderon giocaste, pigni a ambassi,
e fa ched ella sia la vincitore:
della tua perdita non far sentore,
8ma che cortesemente la ti passi.
     Falla seder ad alti, e tu sie basso,
e sí l’apporta carello o cuscino;
11di le’ servir non ti vegghi mai lasso.
S’addosso le vedessi un buscolino,
fa che gliel levi, e se vedessi sasso
14lá ’v’ella de’ passar, netta ’l cammino.»