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ricevuto mai impressione di sorta dal mondo esterno, quelle impressioni tranne ch’ella aveva potuto naturalmente avere ne’ brevi limiti del suo ritiro.

E nullameno col tempo, in tale stato di snervamento ed irrequietezza, la cerimonia del battesimo mi s’offerse come la fortunata liberazione da’ terrori del mio destino. E, al fonte battesimale, stetti in forse sulla scelta d’un nome. Sulle mie labbra si affollarono epiteti innumeri di sapienza e di beltà, nomi dei vecchi tempi e dei moderni, nomi nazionali e nomi stranieri, una caterva, d’appellativi infinita, lusinghieri per nobiltà, fortuna e bellezza.

Chi fu dunque, allora, quegli che mi costrinse a scindere il funebre lenzuolo della morte? E quale il demone che spinsemi a sospirare un suono il cui solo ricordo bastava a farmi rifluire a torrenti il sangue dalle tempie al cuore? Qual fu lo spirito perverso che parlò dagl’imi abissi dell’anima mia, quando, sotto quelle oscure volte e nel silenzio solenne della notte, io mormorai all’orecchio del sant’uomo le sillabe: Mo-rel-la? E quale fu l’essere, peggior d’ogni demone, che agitò di spasimo le fattezze della mia cara bambina e le asperse del color della morte, quando, trasalendo a questo suono appena intelligibile, essa volse i suoi limpidi occhi dalla terra verso il cielo e, gittatosi ginocchioni sui neri marmi delle tombe di famiglia, rispose: Eccomi!

Le quali semplici parole caddero spiccate, freddamente tranquillamente spiccate nel mio orecchio, e di là, a guisa di liquefatto piombo, turbinarono fischiando nel mio cervello. Gli anni, oh!