Pagina:Pitrè - Canti popolari siciliani I, 1891.djvu/198

Conclusione.

Giunto al termine del presente studio, io credo su- perfluo di riepilogare il giá detto e di tirarne conse- guenze di pratica utilitá. Parmi, del resto, dimostrato abbastanza, che da’ canti popolari tradizionali grandi vantaggi possano venire a questa parte, trascurata per lo addietro, di letteratura. Portato di vergine fantasia, priva di coltura, i canti, che le scuole non degnano di uno sguardo, ma che le scuole non sanno fare, rac- chiudono tanto tesoro di affetti, tanta copia di pen- sieri e d’immagini che a saperli parcamente imitare, ogni studioso, dal men facile verseggiatore al più ispi- rato poeta, ne ritrarrebbe bellezze inestimabili. A che menar tanto scalpore di un’ arte che non si specchia sulla natura, e sbadigliare affetti che non si sentono, e dipingere scene che non si videro mai, quando nel canto il gran libro della natura e del vero sta aperto a tutti? Schietto linguaggio nelF amore, nella gelosia, nel dispetto, nella gioia, tra le pareti domestiche, sotto estraneo tetto, in mezzo a’ ceppi dell’ ergastolo, e in qualunque studio di fortuna o stato dell’animo o con- dizione della vita; il canto è la più vera, la più sen- tita espressione dell’indole del popolo. Quel che ci vuole a fermare il suo grado di coltura intellettuale è fedelmente ritratto in esso, dove, a preferenza che altrove, si serbano a durevole documento fatti storici, che presto o tardi assumeranno carattere di tradizioni.

La vita del popolo si è confusa fin’ oggi con quella