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giovanotti che vogliono fare all’amore senza un quat- trino in tasca, vi sta benissimo. Poi vanno in canzo- nella i servitori, tirchi e ghiottoni, i mugnai, ladri e giocatori a carte, i vedovi, i filatori, i tessitori, che come I fornai siciliani non hanno tanto da far cantare un cieco. Gentilissime quanto i toscani rispetti, a rao’ de’ quali ripetono il pensiero dei versi precedenti, le mat- iinade, le quali differiscono dalle canzonete (vere arie siciliane in istrofe di settenari); e questa, che richiama alla mente una canzuna siciliana, è malinconicamente bella:

rondili eia, che dal mare viene, Pòrteme nova del mio caro bene;

Pòrteme nova se l’è morto o vivo, Se l’acqua de lo mar me n’esse privo i;

Pòrteme nova se l’è vivo o morto, Se l’acqua de lo mar me l’esse tolto.

Nelle storie qualche accenno storico si trova del Papa e della Francia, che nelle altre poesie, pur ritornano in campo: e Francia, terra di conquiste e di avven- ture amorose, ha un re, i cui figliuoli sono sempre sulla scena. Queste storie vestono la forma delle romanze spagnuole, e quindi endecasillabi, decasillabi o sette- nari rimati a due col solo tronco, od a terzetto con uno piano libero e due tronchi rimati. Altri disse correr po- polari nel Veronese strambotti simili alle sfide siciliane; di canti politici antichi neppur uno; non iscarse le laudi spirituali.

1 Me n’esse privo, me ne avesse privato.