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dato. Nei canti campagnuoli la madre vuol dare la fi- glia ad un calzolaio, ad un fabbro ecc., e così ne nasce una spiritosa satira di tutti i mestieri.

I matrimoni con vecchi son ragione di scherno; frati e monache sono oggetto perpetuo di vilipendi e di biz- zarrie. Come in Toscana il maggio, così nel contado Milanese si suol celebrare il gennaio, andando a torme i giovani e le forosette a cantarlo sulle alture; antica costumanza che il Gantù ricorda vietata dal Concilio romano del 743, al can. XI.

Prima che la Rivoluzione venisse ad occupar di cose più serie, era in Milano una lieta brigata, che in car- nevale mandava attorno una mascherata, detta la fac- chinata, ove ricchi e negozianti tr avesti vansi da fac- chini e da montanari, e sonavano e ballavano con versi da ciò. Di questi versi molti sono scesi fino al po- polo e vi son rimasti, spontanei certo, gai, epigram- matici, ma che non possono far ritratto della vita di quel contado *.

Risalendo verso il Lago di Como ci incontriamo in molti canti e canzoni romanzesche; comuni a tutto il milanese.

La famosa Donna Lombarda, che si sente nel Ca- navese, nel Monferrato e in Milano, ve la trovi non dissimile da quella che troverai a Verona e fuori d’I- talia. Le storie della povera Cecilia, della bella Moli- nara y della Eosettina della Figlia disobbediente ecc., vi

1 Discorsi ed Esempi in appoggio alla Storia Universale di Ce- sare Cantù, n. XXXVII: Della canzone e della poesia popolare, § Canti degl’ Italiani.