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ebr.), oggi erroneamente usata a significar malandrino, facinoroso, mafiusu, esprime ciò ch’esprimeva all’epoca bizantina, cioè mastru di chiazza, dubitatu (deputato), ufficiale annonario o delle grasce.

XI. Usi e costumi. Scienza Popolare. Concetti allegorici e simbolici.

Non questo solamente deve guardarsi ne’ canti; per- chè, osservandoli attentamente, vi si trovano ascosi te- sori inestimabili. Il canto è altra sorgente di tradizioni rivelando, nello stretto significato del vocabolo, costumi ed usanze particolari.

Rileggendone qualcuno, vengono in campo cotesti ri- cordi, che, come ognun sa, possono, se bene indovinata se applicati con assennatezza, farsi ausiliari della storia, Mi restringo a pochi esempi, che varranno per tutti, e noto che quando le materne labbra danno l’affet- tuosa benedizione all’anima del figliuolo, che dalle pene del purgatorio attende il giorno della luce, benedizione estesa

Sinu a lu vancu e a lu duluri amaru, E la cannila ca pfiddu addumaru;

è chiaro che qualche uso viene a richiamarsi; e l’uso è appunto quello del vancu, specie di seggiola a brac- cioli mobili, ora quasi dimenticata in Palermo ma non in Sicilia, nella quale adagiavasi la donna soprapparto; e l’altro, che la moderna igiene ha abolito o si sforza di abolire, del bruciamento del cordone ombellicale del neonato, per mezzo d’una candela. (E la cannila ca