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gnano con recisi contorni; appena la società vien divisa in pochi ricchi e numerosa ed ignorante plebe, cominciano, dai mali di questa suscitati, i tumulti; Tiberio e Caio Gracco, Saturnino Apullanio, Livio Druso, lo stesso Catilina sono generosi che tentano francare il popolo dalla schiavitù, alleviare le sue miserie; la guerra sociale, la servile, la spartacida, la mariana, la sertoriana, la Catalanizia, furono i conati di un popolo infelice contro l’usurpazione dei ricchi; ma la cagione dei mali non cadeva sotto i sensi, non poteva perciò suggerirsi dall’istinto il rimedio: mancò quindi il concetto che avesse unificata e diretta l’universal volontà; il popolo fu sempre vinto, ma non perciò gli opulenti patrizii gioirono delle loro usurpazioni; ad essi successe il dispotismo militare: quindi Mario, Silla, Cesare, poi l’impero, i pretoriani che spogliarono ed oppressero ricchi e poveri. E gli stessi avvenimenti li vediamo esattamente riprodotti nelle repubbliche del medio evo; l’oligarchia de’ ricchi cade sotto il dispotismo dei venturieri. E presso i moderni quali sono i fatti che osserviamo? Chiunque senza spirito di parte si farà ad esaminarli potrà riconoscere ch’essi sono del medesimo carattere di quelli avvenuti presso i magno-greci, i romani, il medio evo; i tumulti, le guerre civili si succedono, il dispotismo militare fra noi, a cagione degli eserciti permanenti, più pronto, già s’estolle su tutti gli ordini, viola giuramenti, calpesta leggi, vuota borse... Banchieri! monopolisti! cercate gioire del presente, giacché l’avvenire non vi appartiene: il popolo non può ottenere il trionfo che scrollando ed abbattendo tutto l’edifizio sociale, ed in tal caso voi perirete sotto le ruine; se poi il popolo è vinto, il dispotismo militare vi aspetta, la vostra morte sarà più lenta. Vedrete a poco a poco vuotare le vostre borse, e morrete consunti; altra alternativa non v’è; questo decreto del fato è incancellabile.