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Esaminiamo queste due società. I Magno-Greci e gli Etruschi dalla soverchia opulenza e dalla miseria di molti depravati; imperò i sensi di quei popoli erano dall’abuso o dall’inerzia attutiti, e le fibre per sopprabbondanza di sensazione rese flaccide, e se tese, per debolezza soverchiamente irritabili, e quindi gli umori dall’incostante tensione, o troppo impetuosamente sospinti, troppo languidamente premuti; di quinci i loro vizii corrispondenti a questo stato dei loro sensi: sempre oscillanti ed incapaci di durevoli proponimenti: gli affetti o troppo concitati ed al minimo ostacolo repressi, o soverchiamente rimessi: la costanza, la calma impossibili: spesso li vediamo arroganti col nemico lontano, e se vicino codardi; i Tarantini derisero i legati Romani, all’avvicinarsi poi dell’esercito, tremarono e si diedero a Pirro. Inoltre, la miseria degli uni, e l’opulenza degli altri faceva abilità a questi di comprare il voto di quelli, ed ai ricchi, non già ai migliori, veniva conferita la suprema podestà, e le cariche della repubblica; e però più innanzi ancora crebbero i mali. L’oligarchia dei ricchi immersi nella mollezza cercò sempre di divezzare il popolo dalle armi; per loro difesa assoldavano Campani..... Galli ivi accorsi per amor di guadagno, terrore di quell’imbelle plebe, ed eziandio dei tiranni che li pagavano.

Se poi ci trasportiamo fra le robuste popolazioni che abitavano i monti, non troveremo nè soverchia opulenza che attutisce i sensi, nè miseria che logora le fibre, le quali, dotate di giusta irritabilità, premono e sospingono a regolare e costante corso gli umori: onde fermezza ne’ propositi, calma nel deliberare, costanza nelle opere; non insultavano, ma combattevano il nemico. Il valore in onore: e più del valore, la saggezza, e la disciplina dei guerrieri; eravi lusso, ma nei militari ornamenti. Inoltre l’agricoltura essendo la