Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/158


— 142 —

è numeroso ed arrischiato, il vacillare delle soldatesche facilissimo in una sì grande città; quindi facile la vittoria, che menerà un partito al potere. La Francia pensa ed opera come Parigi; a Carlo X succede Luigi Filippo, a questi la repubblica, poi Cavaignac, Bonaparte, l’Impero... ed in tutti questi cangiamenti, solo di nomi, la Francia intera si rimane tranquilla. Cangiano i pubblici funzionarii, più per premiare i partigiani del nuovo potere, che per punire quelli del caduto, pronti sempre ad inchinarsi al vincitore, tanto è cieca la disciplina. Ubbidienza a chi comanda è la formola che regge la Francia intera, il re, il governo provvisorio, il presidente, l’imperatore.... qualunque, infine, sia il nome del potere che siede sovrano a Parigi, esso disporrà arbitrariamente delle forze di tutta la nazione. Fra i moderni, i suoi ordini militari sono ottimi, le schiere istrutte e consumate a fatica, il francese per indole prode e facile all’esaltazione, le tradizioni militari brillanti e recenti, la fiducia nelle proprie forze grandissima, quindi egli è formidabile, rispettato. Dopo l’esempio del 93 nessuna potenza d’Europa attaccherà la Francia per sostenere un partito: anzi tutti gli stati crederanno di avere ottenuta una grande vittoria, se, dopo un rivolgimento, la Francia si rimane nelle sue frontiere. Per essa, adunque, il cangiar forma di governo è un fatto il quale con pochissimo rischio compiesi in pochi giorni. Ma quale è il vantaggio di tali rivolgimenti? sotto altre vesti, forse più luride, il despotismo è permanente.

La forza cade nelle mani di uomini che, parlando libertà, si sostituiscono al despota, ne calcano le orme, ne seguono il sistema, e fannosi scudo, contro i cittadini, di quell’esercito stesso, che pochi istanti prima riguardavano loro nemico. Inesperti nel trattare un tanto terribile strumento di tirannide, ne rivolgono contro