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acquistarne fama. Per contro, un severo e pubblico censore trasformasi sotto il principato in un vile delatore; il silenzio è imposto, o almeno la parola limitata, è inviolabile il principe; e non è ragionevole, dicono i monarchici, trovare difetto d’ingegno, di carattere, di patriotismo negli uomini che il principe chiama a reggere lo Stato. Adunque la censura non colpirebbe efficacemente che il povero gregario e dovrebbe esporsi a voce bassa nelle anticamere delle EE. LL. Quindi, quantunque rivolto al bene del paese, diverrebbe atto obliquo e degradante. Inoltre è natura dei cuori generosi, il non sentire simpatia pei re o altro potere che s’impone al paese, e sotto tale reggimento i refrattarii trovano protezione e compatimento e non già riprovazione. Questa è una delle tante cause per cui gli eserciti regii, ad onta di pene rigorosissime, non sono mai saldi come le schiere repubblicane.

Nè qui finiscono le cagioni che danno il primato agli eserciti di un popolo libero. È istituzione fra questi il dare campo al valore ed all’ingegno di palesarsi, e d’aspirare a balzi ai primi onori: da ciò l’universale operosità e l’ambizione madre d’eroi. Un generale d’esercito avido di conservare l’aura popolare, stimolato dalla forza di una stampa libera e severa, sollecito di soddisfare alla pubblica aspettazione ed impedire che un rivale con arditi disegni lo soppianti, precipitasi in quelle audacissime imprese che sono l’impeto di un popolo corrente verso la libertà. Nei regii eserciti è ben diverso il modo di governarsi: il campo della scelta angustiato fra un cerchio di favoriti; il duce supremo contento del favore del re, scudo e difesa sicurissima a qualunque errore; un ciondolo inviato dai penetrali della reggia, segno di schiavitù più che d’onore, tenuto in maggior conto che l’opinione pubblica. Da queste varie ragioni risulta la paralisi, il dubbiare continuo,