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è78 IL PIACERE DELl’osESTÀ
rore del signor marchese, signora mia — (errore, badi, scusabilissimo, e degno per me del maggior compatimento!) — è consistito semplicemente nel credere ch’io potessi realmente cascare in una trappola.... L’errore non è irreparabile. Il signor marchese si persuaderà che, essendo io entrato qua per una finzione a cui ho preso gusto, questa finzione dev’esser seguita fino all’ultimo — fino al furto, sissignori — ma non sul serio, ha capito? — che io, cioè, debba mettermi in tasca davvero trecentomila lire, come credeva lui (son più di cinquecento, signora). — Faccio tutto gratis; anche il dramma necessario di questo furto, per il piacere che mi son preso! — E non temete, oh! che ponga a effetto la minaccia fatta balenare solo per tenere in rispetto il signor marchese: che vorrò prendermi il bambino, di qui a tre o quattr’anni! — Storie! — Che volete che me ne faccia io, del bambino? 0 — temete forse un ricatto?
Maurizio.
Ma smettila, via! Qua nessuno può pensarlo!
Baldovino.
E se per esempio l’avessi pensato io!
Maurizio.
Ti dico di smetterla!
Baldovino.
Non il ricatto, no.... — ma di condurre la finzione fino a godermi questo squisito piacere, di vedervi qua tutti affannati a scongiurarmi di non voler passare per ladro prendendomi un danaro, che pur con tanta industria mi si voleva far prendere!
Maurizio.
Ma se tu non l’hai preso?