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d’aprire, di ritornare a cena. Ella ascoltava con un misto di dolore e di godimento quelle preghiere insistenti della sorella, e non apriva, nè rispondeva; poi, appena Maria, stanca di pregare inutilmente, andava via, si stizziva contro sè stessa di non aver ceduto e si metteva a piangere. Ma subito il rimorso si cangiava in odio contro il marito. Ah, in quella rabbia di cuore, in quel momento, se avesse potuto averlo fra le mani! E se le torceva, le mani, piangendo, smaniando. E il frutto di quell’uomo, intanto, maturava in grembo a lei.... Sarebbe stata madre, fra poco! Il suo stato le faceva orrore; si dibatteva, cadeva in convulsione; e quelle crisi violente la lasciavano disfatta.

Talvolta Paolo Sistri rimaneva un po’, dopo cena, a tener compagnia. Sparecchiata la mensa, si rinfocolava timidamente, intorno a quella tavola, sotto la lampada, un po’ di vita familiare. Ma la voce usciva dolente da quelle labbra, quasi paurosa del silenzio imposto alla casa dalla sciagura. Di tratto in tratto Maria si recava in punta di piedi a origliare dietro l’uscio del padre.

— Dorme, — rispondeva, rientrando, alla madre che la guardava in attesa.

E la madre chiudeva gli occhi sul suo cordoglio e sospirava, rimettendosi al lavoro: al corredino per il nascituro.