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— Giacchè la colpa è mia e tua, questa è la nostra condanna, e dobbiamo scontarla. Bada! Rientro con te in casa: sarà, d’ora in poi, la mia e la tua prigione. Non ne uscirò che morto!

Andò su per chiudere il balcone rimasto aperto. La moglie attese un pezzo, nel bujo dell’androne; poi, vedendolo tardare, salì anche lei. Lo trovò con la faccia contro il muro, che piangeva, solo.

— Francesco....

— Via! via! via!

La spinse avanti, di furia. Chiusa la conceria, fecero in silenzio il breve tratto fino a casa. Innanzi alla porta, ordinò alla moglie di salire avanti, aggiungendo, minaccioso:

— Non debbo vederla!

Poco dopo, salì anche lui e andò a chiudersi a chiave in una camera, al bujo; si buttò sul letto, vestito, con la faccia affondata nei guanciali, stringendo con una mano la testata della lettiera.

Giacque così tutta la notte. Di tratto in tratto, balzava a sedere sul letto. Tendeva l’orecchio. Nessun rumore per la casa. Pure nessuno certo dormiva.

Quel profondo silenzio gl’irritava sordamente l’interno tumulto dell’anima violenta. Così seduto, si torturava le gambe, le braccia, con le dita artigliate, stretto alla gola da una voglia