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— Ah, tu le hai vedute? — domandò ella con ansia. — L’ultima? C’è la prova che Marta...

— È innocente, è vero? — scattò egli, afferrandola per un braccio, respingendola, andandole addosso di nuovo. — Innocente? Innocente? hai il coraggio di dire innocente innanzi a me? E qua, qua, qua, rossore, qua, ne hai? rossore, qua?

E, in così dire, si percosse più volte furiosamente le guance. Poi ripigliò:

— Innocente.... Con quelle lettere? Avresti fatto lo stesso, dunque, tu? Sta’ zitta! Non arrischiarti di scusarla!

— Non la scuso, — gemette ella, piano, con strazio. — Ma se ho la prova, io, la prova che mia figlia non merita il castigo che le si vuole infliggere....

— Ah, questo, — tonò cupamente l’Ajala, — questo l’ho detto anch’io a quell’imbecille....

— Vedi? — gridò la moglie, quasi ilarata da un lampo di speranza.

— Ma poi egli mi chiese se io, al posto suo, avrei perdonato.... Ebbene, no! Perchè io, — aggiunse, riafferrando per le braccia la moglie e scrollandola forte, — io non t’avrei perdonato: ti avrei ucciso!

— Senza colpa....

— Per quella lettera! Non ti basta?