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mente. — Perchè, Marta? Perchè me l’hai detto!

— Lasciami.... No.... Lasciami.... Non mi hai voluta.... — seguitò Marta, soffocata dalla commozione, nell’ardente amplesso: — Non mi hai voluta più.

— Ti voglio! ti voglio! — gridò lui, esasperato, accecato dalla passione.

— No.... lasciami.... — scongiurò Marta, schermendosi, già quasi abbandonata di forze. — Fammi andar via.... te ne supplico....

— Marta, dimentico tutto! e tu pure, dimentica! Sei mia! Sei mia! Non mi vuoi più bene?

— Non è questo, no! — gemette ella, affogata dall’angoscia. — Ma non è più possibile, credimi, non è più possibile!

— Perchè? Lo ameresti ancora? — gridò egli, fieramente, sciogliendola dall’abbraccio.

— No, Rocco, no! Non l’ho mai amato, ti giuro! mai! mai!

E ruppe in singhiozzi irrefrenabili, sentì mancarsi, e s’abbandonò fra le braccia di lui, che istintivamente si tesero di nuovo a sorreggerla. Fiaccato dal cordoglio, a quel peso, egli fu quasi per cadere con lei: la sostenne con uno sforzo quasi rabbioso, nella tremenda esasperazione: strinse i denti, contrasse tutto il volto e scosse il capo disperatamente. In quest’atto, gli occhi gli andarono sul volto scoperto della ma-