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Marta guardò il pianoforte che Maria aveva tante volte sonato, e anche lei, da ragazza, fino a tanto che la passione per lo studio non le aveva tolto il tempo d’attendere alla musica. E man mano che il vecchio e i due giovanotti nominavano, notando, i varii oggetti, gli occhi di Marta vi si affisavano un tratto, rievocando un ricordo.

Era venuta, nel frattempo, Anna Veronica, a cui la signora Agata, avvilita, piangendo, comunicò la nuova sciagura.

— Anche questo! In mezzo alla strada.... Ah, Signore, non avete pietà? neanche di quell’orfana innocente, Signore?

E con la mano indicò Maria che se ne stava con la fronte contro i vetri della finestra, per nascondere alla madre il pianto silenzioso.

— Marta? — domandò Anna Veronica.

— Di là, con loro.... — rispose la signora Agata, asciugandosi gli occhi. — Se la vedessi: impassibile; come se non si trattasse della casa nostra....

— Agata mia, coraggio! — disse Anna. — Dio ci vuol provare....

— No! Dio, no, Anna! — la interruppe la signora Agata, stringendole un braccio. — Non dire Dio! Dio non può voler questo!

E con la mano accennò di nuovo a Maria, soggiungendo sottovoce: