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— Ma no! ma no! — esclamò il Paleari. — Signori miei, questo è un fatto nuovo, stranissimo! Bisogna chiederne spiegazione.

— A Max? — domandai io.

— A Max, già! Che lei, cara Silvia, abbia male interpretato i suggerimenti di lui nella disposizione della catena?

— È probabile! è probabile! — esclamò il Bernaldez, ridendo.

— Lei, signor Meis, che ne pensa? — mi domandò il Paleari, a cui il Bernaldez non andava proprio a genio.

— Eh, di sicuro, questo pare, — dissi io.

Ma la Caporale negò recisamente col capo.

— E allora? — riprese il signor Anselmo. — Come si spiega? Max violento! E quando mai? Che ne dici tu, Terenzio?

Non diceva nulla, Terenzio, protetto dalla semioscurità: alzò le spalle, e basta.

— Via, — diss’io allora alla Caporale. — Vogliamo contentare il signor Anselmo, signorina? Domandiamo a Max una spiegazione: che se poi egli si dimostrerà di nuovo spirito... di poco spirito, lasceremo andare. Dico bene, signor Papiano?

— Benissimo! — rispose questi. — Domandiamo, domandiamo pure. Io ci sto.

— Ma non ci sto io, così! — rimbeccò la Caporale, rivolta proprio a lui.

— Lo dice a me? — fece Papiano. — Ma se lei vuol lasciare andare...

— Sì, sarebbe meglio, — arrischiò timidamente Adriana.

Ma subito il signor Anselmo le diede su la voce:

— Ecco la paurosa! Son puerilità, perbac-