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SIGNORA BARBERINA
(notando con orrore e facendo notare al ma- rito, che è entrato in sala con le tnaniche e coi calzoni ancora rimboccati). Ma Cesarino!
SIGNOR CESARINO
(non comprendendo) Che cosa?
SIGNORA BARBERINA
Dio mio, ma si entra così?
SIGNOR CESARINO
(subito, riparando, a cominciar dai calzoni) Ah, già... Mi perdonino!(vS"^ non che, svolgendo la rimboccatura del primo calzone, un mucchietto di polvere cade sul tappeto) Oh, guarda quanta terra...
SIGNORA BARBERINA
Ma va’ di là, santo Dìo!
SIGNOR CESARINO
(subito, alzandosi e dirigendosi verso la co- mune) Sì, ecco... Mi permettano, mi permettano... (Esce, per rientrare poco dopo).
SIGNORA BARBERINA
Scusi tanto, signora!
FULVIA
Ma no, non è niente.
SIGNORA BARBERINA
È cosi mai distratto! Non se ne possono fare un’ idea!