Pagina:Pilati - Ragionamenti intorno la legge naturale e civile, 1766.djvu/43


Naturale. 39

altrui, è scusabile, perchè non ha verun modo di venire in cognizione, che l’Intelletto dell’altro uomo sia più copioso di lumi, che il suo, attesocchè la sua mente gli fa credere, ch’egli stia così bene in capitale, come l’altro, che si lusinga di averne di più, nè egli è obbligato di prestare alla cieca fede a colui, che dica di possedere una migliore maniera di Ragione. Laonde se la Ragione ha da essere il giudice delle azioni umane, la Legge da voi chiamata naturale non può obbligare tutti nell’istesso modo, perchè non tutti fanno colla propria Ragione gl’istessi giudizj, tenendo bene spesso un popolo per azione giusta quella, che l’altro popolo riguarda per ingiusta, e venendo secondo quello, che tanto voi, quanto altri mi hanno narrato, riputate da certi dotti, e ragionevolissimi uomini giuste quelle tali azioni, che da altri pur sublimi ingegni vengono come ingiuste biasimate. Dunque ben chiaro vedete, che è uno sproposito il dire, che alla Ragione tocchi di giudicare della giustizia delle umane azioni, poichè da essa niente altro, che una somma, ed universale confusione può nascere, laddove l’Istinto essendo eguale in tutti, in tutti produce l’istesso effetto. E però se i primi principj della Legge naturale vengono dallo Istinto, e le conseguenze sono parti della Ragione, conserviamo i principj, e diamo all’incontro il bando alle conseguenze: che cosi facendo non correremo pericolo di errare noi, nè di tirare altri nel nostro errore.

Se la Ragione è quella Maestra, che ci fa distinguere il giusto dall’ingiusto, come avvie-


ne