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28 DELLA LEGGE


lete vendere le vostre filastrocche per tante verità eterne, o che badate ad inorpellare quel poco di vero, che come a caso vi scappa di bocca, con mille vanissime frottole, e con dicerie, che repugnano all'umana natura. Io ho notato ne'ragionamenti da voi tenutimi chè qualche cosa vi era di vero, e di naturale: ho osservato, che certe vostre proporzioni mi piacevano, e riscuotevano la mia approvazione sì tosto, che me le mettevate dinanzi: la verità di quelle si manifestava da se stessa, e mi davate noja, quando per farmelo capire, e comprendere, allargavate i vostri discorsi: quelle cose mi parevano tali, che io non ne poteva, volendomi anche far forza, dubitare. E tengo per fermo, che niun altro uomo, sentendosele solamente proporre ne abbia dubitato o ne possa dubitare giammai. E quelli, che in queste cose non convenissero con me, e con voi, io direi, che fossero di una natura tutto differente dalla nostra. Quando mi avete detto, che mal fa colui che scanna il suo compagno per torgli il denajo; che ben fà quegli che porge la mano all'altro uomo, benchè ignoto, che sia per cadere, o vicino a soffocarsi nell'acqua; che uno scellerato è da chiamarsi, chi rapisce altrui o la sua donna, o la sua caccia, o qualche altra roba fua, e che tutte queste cose vengono insegnate dalla Legge di natura, io ho nell'istesso momento compreso, che voi dite vero, perciocché niun uomo dare si può, il quale non riconosca la verità di ciò, che voi andavate in questo proposto dicendo. Niun uomo può dubitare della


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