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Tacito1 riferisce che M. Vinicio Cagliese fu destinato da Tiberio Cesare alle nozze di una delle sue due Nipoti: Sergio Galba L. Sulla Cos. diu quaesitos, quos neptibus suis, Maritos destinaret Caesar, postquam instabat Virginum aetas, L. Cassium, M. Vinicium legit. Vinicio oppidanum genus Callibus ortus Patre, atque Avo consularibus. Servio commentando il verso di Virgilio quique Cales linquunt scrive: civitas est Campaniae, nam in Flaminia alia est, quae Cale dicitur. Rimaneva nel monte alquanto discosta dal luogo, ove sorge Cagli. Fu distrutta nell’anno 1287 da’ Cagliesi stessi divisi tra loro nelle fazioni Guelfa, e Ghibellina. Col soccorso di Nicolò Papa IV fu riedificata nel 1289 non sull’erta de’ Monti, ove la Città era prima, ma in quel piano, che circondato dai due fiumi Burano, e Baoso rassembra una Penisola, e gli cangiò questo Pontefice l’antico nome in quello di S. Angelo Papale, il quale poscia col tempo lasciò, e Bartolo da Sassoferrato celeberrimo Giureconsulto, che nel 1340 fu dal Podestà Baglioni condotto in Cagli per suo Assessore nella L. ejus, qui § Celsus n. 4. ff. ad municipalem, et de incolis afferma, che la traslazione, e riedificazione di Cagli non fa, che non sia, e non debba considerarsi la stessa antica Città, e godere di tutti i privilegii già posseduti, la qual cosa ordina il Pontefice Nicolò IV nel Breve della di lei riedificazione. Il Gentili2 giustamente crede, che s’intenda per Calle vicus nominato dagli Itinerarii di Antonino quel luogo, dove nel viaggio fermavansi le vetture in sulla Via Flaminia, da cui era la Città alquanto discosta, il qual luogo secondo il Giacopini è quello, che Pons Tabernarum anticamente, ed al dì di oggi Pontaverna corrottamente si chiama. Secondo le stravaganze di alcuni Autori Cale prese il nome dal Dio Marte venerato da’ Gentili sotto il nome di Cale. Altri stimarono, che lo prese da Cajo Trebonio uno degli Amici intrinseci di


  1. Lib. 5.
  2. Difesa della disamina delle memorie della Pergola § 14.