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in luminae vitae. 433

zione, la sua muta carezza nel nome della figliuola morta. Tutto quello che i due avevano a dirsi fu detto così, a lungo, a lungo, senza voce, senza moto. La vecchia signora non avrebbe voluto parlare altrimenti.

Finalmente anche per liberarsi dal timore che parlasse lui, che toccasse il passato, l’argomento abborrito, gli consigliò di andar a riposare.

“Avrai il viaggio„, diss’ella.

Intendeva il viaggio in Valsolda con la salma, il viaggio che non era possibile prima di altre ventiquattr’ore almeno. Ma Piero non si mosse. Pareva pure attenderla, una parola, o forse volerla dire. La marchesa cercò ritirar la mano ch’egli stringeva fra le proprie e poichè la sentì trattenuta, suppose uno spasimo di dolore, disse teneramente che certo il Signore aveva disposto così per il maggior bene.

Ma Piero non voleva liberarle la mano. Ell’attese un poco e poi gli osservò, esitando, ch’era forse venuto per suo marito e per lei, il momento di partire.

Piero non lasciò la mano. La marchesa pensò che per il giovane ella era come una parte sopravvissuta della sua Elisa, che doveva riuscirgli amaro di separarsi ora da lei, per questo. Gli domandò quando sarebbe ritornato; e subito, senza confes-