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ombra e aurora 421

tanto caro al suo papà. Fiori e frondi erano sparsi anche sul viso.

Franco s’inginocchiò singhiozzando: «Dio, Dio, Dio!» mentre Luisa prese due roselline, le pose in una manina di Maria e poi la baciò sulla fronte.

«Tu puoi baciarla sui capelli», diss’ella. «Sul viso no. Il dottore non vuole.»

«Ma tu? Ma tu?»

«Oh, per me è un’altra cosa.»

Egli posò invece le labbra sulle labbra gelide che trasparivano tra le foglie di carrubo e fiori di geranio. Ve le posò lievemente, come per un addio tenero, non disperato, alla veste caduta e vuota della diletta creatura sua partita per altra dimora.

«Maria, Maria mia», sussurrò fra i singhiozzi «che cosa è stato?»

Egli non aveva inteso affatto che il primo discorso delle guardie sugli annegati avesse un nesso col secondo.

«Non lo sai?» gli chiese sua moglie senza sorpresa, pacatamente. Gliel’avevano detto com’era stato telegrafato; ma ella sapeva pure che Ismaele doveva recarsi a Lugano per incontrarvi Franco e ignorava che Ismaele, arrivata la Posta dal Ceneri senza nessuno, era andato a dormire.

«Povero Franco!», diss’ella baciandolo sul capo, quasi maternamente. «Non c’è mica stata malattia.»