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268 la bicicletta di ninì


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Il signor Alberto pensò di far attaccar l'asino, ma l'asino al baroccio avrebbe impiegato più tempo che un uomo spedito: di mandare il villano, ma non se ne fidava.

- Aspettatemi che vado io, - disse, - e mosse risolutamente.

- Papà, - esclamò allora Ninì, con la sicurezza di chi si sente balenar un'idea, - vado io con la bicicletta: in mezz'ora vado e vengo....

Il poveretto guardò il figliuolo e disse: - Tu? - come dire: “una cosa da ridere„, e pure a lui le gambe tremavano e capiva che a far dodici chilometri a piedi, avrebbe impiegato tre ore e più: il dottore V*** sarebbe stato in piena ebrezza, e questo era il peggio.

- Vado io, vado io! - disse il giovanetto quasi festosamente, interpretando quella incertezza per un assenso, e scappò dalla stanza e poco dopo lo si sentì gridare giù dal giardino: - Vieni giù, babbo, vieni a vedere...!


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La bicicletta, lucente, era ferma sotto il pugno del giovanetto al limitare del cancello. La lente della lampada proiettava su la