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i tre casi del signor avvocato 251


- Grazie, grazie! - fece il bravo giovane. - E.... cosa comanda adesso, bell fiœu?

- Il solito.

- Ecco il solito, ecco il solito! - borbottò: ma mentre affettava, il grosso salumaio squadrava di sottecchi il suo pallido e triste avventore.

- Adesso ci metta sopra un pochino di sale per piacere, - disse Semilli.

Quel giovanottone prese con la punta delle grosse dita un pizzico di sale dalla ciotola, e cospargendolo lentamente, si vedeva che nel suo cervello era nato un pensiero che voleva venir fuori, e che aveva riguardo a metterlo fuori. Certo il confronto tra il magro pasto del povero diavolo e la ricca imbandigione che si preparava per le nozze della sorella avea fatto germogliare quel pensiero in quella testa, vergine di idee peregrine, che in altre occasioni non sarebbe stato possibile. Ma quel pensiero, si vede, era nato e si era fatto grosso grosso e volle venir fuori. Disse dunque con una certa timidezza che faceva un effetto curioso su quel volto rozzo e duro.

- È un mangiare un po' magro...., un mangiare come fanno da noi i garzoni dei muratori...., ma da colazione.