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152 | nella terra dei santi e dei poeti |
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Brillarono le lampadine della luce elettrica e si accesero improvvise e allegre. Quelle lampadine parevano dire: “noi, è vero, siamo qui fra questi monti; ma selvagge e montane non siamo; noi siamo cugine germane di quelle di Milano, di Parigi; siamo sentinelle avanzate della civiltà qui nella solitudine. Il fiume Chienti che scorre lì sotto è quello che ci ha generate.„
L'albergatore della Corona, l'unico alloggio di Tolentino, ci sfilò un pranzo degno, almeno pel nome, di una capitale: antipasto, vitello tonnato, spaghetti, tacchino farcito, e vino - disse - a cui bisogna levarsi tanto di cappello.
Il vino, ambrato e servito in certe ampolle aristocratiche, era da vero squisito e stavamo facendone altri esperimenti, quando l'oste ci introdusse un giovanotto in costume di ciclista.
- Il figlio del signor conte Bezzi, - disse presentando, - e se vogliono visitare le stanze di Napoleone, son qui a due passi.
L'amico Pasini anche qui ricusò l'invito come già per il palazzo Leopardi.