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Mattino recanatese 133

Musone, la quale si dilaga in vista immensa sino al monte d'Ancona e sino al mare.

Ma allora vi cadeva con la notte e con le ombre una quiete che parea quasi sensibile ed animata: e affacciatomi alla finestra con quel senso di ben essere e di stanchezza che invade il corpo dopo copiose abluzioni, distinsi giù nel nero della valle una striscia bianca che disse: “Io sono il fiume!„ E nella mente o laggiù si delineò questo verso: E chiaro nella valle il fiume appare. E volgendo gli sguardi in su, proprio oblique e accampantisi nel cielo, mi ferirono le sette stelle che dissero alla loro volta: “Noi siamo le vaghe stelle dell'Orsa!

Io non so qual immobile frigidezza mi invase l'anima, e sarei rimasto lì assai tempo se l'ottimo Pasini non fosse venuto premurosamente ad avvertirmi egli stesso che gli spaghetti col pomidoro erano in tavola.


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La mattina alle sei il cameriere aprendomi la finestra e recandomi il vassoio del caffè, mi assicurò che per recarmi al palazzo Leopardi che è posto all'altra punta del paese e però assai distante, avrei fatto bene a se-