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Purgatorio! di obbligate la S. Vergine! Il prezzo dei desinari fu discreto. Si ottennero lenzuola nette ai letti, una tovaglia senza chiazze a tavola, dei maccheroni cotti al punto. Le serve spinsero la deferenza verso la cocolla e verso l’uniforme fino a mettere una camicia di bucato, quantunque non si fosse che al venerdì e ne avessero già messa una la domenica. I carrettieri ebbero la delicatezza di cedere un po’ di posto accanto al fuoco. Lo zoccolante offrì del tabacco da naso a tutti, non escluse le donne, e si ostinò a voler confessare le serve. Io credo ch’e’ si lavò perfino le mani prima di mettersi a tavola; perocchè tutti i viaggiatori della stessa vettura desinavano insieme.

La prima sera si fe’ alto a Sala. Aveva piovuto quasi tutta la giornata. Si era in marzo. Il cielo carreggiava dei grossi nuvoloni grigi, neri, bianchi, che voltolavano come le onde del mare sotto il soffio di un freddo rovato. La strada era malinconica, senza orizzonte, — eccetto la catena degli Apennini, l’Alpi, il monte Sireno vicino Lagonegro, che ammantellato interamente di neve, sembrava nondimanco come a scorruccio. Se il cappuccino non avesse intonato di tempo in tempo un Dominus vobiscum! con una bella voce di basso, se il cocchiere non avesse di tempo in tempo zufolato e canticchiato una strofa della canzone Graziella, nulla avrebbe sgrinzita la serietà, il lugubre anzi dei viaggiatori. Ciascuno aveva un pensiero, peggio ancora forse, un dolore che lo ripiegava in sè, — tranne il cappuccino che da un