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vonsi nella loro propria orbita, un po’ scoraggiati, un po’ stanchi.

Ma io ritornerò su ciascun partito e su ciascun lato della Camera. Che vi basti, per il momento, questo colpo d’occhio sintetico dato rapidissimamente.

Egli è ad osservare altresì che i deputati d’una stessa provincia d’Italia tendono a ravvicinarsi, a grupparsi fra loro. Essi prediliggono certi posti particolari. Per esempio, non vi è quasi alcun toscano al centro e all’estrema sinistra — Mordini tranne. Questi banchi brulicano di Napoletani e Siciliani. I Napoletani affezionano il centro: i Piemontesi ed i Lombardi la destra o il centro sinistro.

I deputati delle differenti provincie possono classificarsi altresì, per caratteri generali, salvo numerose eccezioni, in un’altra categoria — quella dei sentimenti. I Siciliani sono ambiziosi e lottano per proprio conto. I Napoletani si mostrano più flessibili in faccia ai ministri. Essi si onorano di una stretta di mano, di una parola lusinghiera, di un sorriso, delle moine di un ministro; essi volteggiano, come farfalle, sempre intorno ai banchi dei membri del Gabinetto. I Toscani pajono indecisi; essi portano scritto sulla loro bandiera: Ne quid nimis! I Lombardi sono i più caldi partigiani del conte di Cavour — oggi del barone Ricasoli — ma non sì teneri che i Toscani — e con vedute amministrative più larghe. I deputati dell’Italia del centro sono ministeriali in genere. I Piemontesi, o funzionari o del terzo partito —