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a cagione di molte cure che mi sopravvennero appresso; però dal soggetto, lo intitolai dell'Africa, poema che, non so se per sua o mia fortuna, fu lodato da molti, anche prima d'essere pubblicato. Io me ne stava tuttora nella mia solitudine, quand’ecco, e sembra incredibil cosa, nel giorno stesso, giungermi lettere dal senato romano e dal cancelliere dell’università di Parigi, che mi invitavano a ricevere la corona del poetico alloro. Ed io, inorgoglito di cotanto onore, e avendo riguardo più alle altrui testimonianze che al valor mio, me ne reputai degno, perchè uomini di tanta autorità mel conferivano. Siccome poi non sapeva a cui accordare la preferenza, mi volsi per consiglio al sovrannominato Giovanni Colonna, e gliene feci inchiesta per lettera. Ed egli mi abitava così vicino, che scrivendo la sera, io poteva riceverne la risposta innanzi la terza dell'indomani. Pertanto, attenendomi a quanto egli mi disse, prescelsi l’autorità del romano senato; e le due epistole che allora indirizzai all’amico, sussistono qual documento dell’aderire che feci al suo parere. Andai adunque, ma sebbene, siccome giovane, assai benevolo giudice delle mie cose, pure nell’atto di suggellare co’ fatti la testimonianza ch'io rendeva a me stesso, o quella di chi m’invitava, non potei non arrossire; se non che m’occorse al pensiero,