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la voce il pensatore che noi oggi onoriamo, Cesare Beccaria.

Sortì egli i suoi natali in Milano nel 1738. Di nobile lignaggio, appena entrato nell’adolescenza, lo si mandò, come l’uso volea, in un Collegio di educazione diretto dai Gesuiti. Si diede prima colà allo studio de’ classici, ne’ quali tanta parte si compenetra dell’antico sapere, ed io ho per fermo che egli acquistasse così notizia, sebben manchevole ed imperfetta, dello svolgersi del pensiero ne’ prischi tempi. Apprese in tal modo quali furono i veri acquistati, e degli errori potè più tardi scoprire le ragioni. Si applicò poscia alla logica, alla metafisica, all’etica secondo un sistema che mettea le radici nelle scuole medio-evali, sicchè giovane, delle nuove cose e dello nuove idee amantissimo, poco amore vi prese. Non è tuttavia a dire che tale insegnamento non gli tornasse acconcio; forse dai sottili ragionari della Scolastica apprese a vincere sottilmente il sofisma: certo quell'acutissimo ingegno ebbe occasione a considerare i principî ed i metodi della scienza nel medio evo, onde più tardi gli fu palese il conflitto colla nuova età, e potè con maturità di consiglio attenersi al più savio partito. Ma fra tutte le scienze si invogliò in ispecial modo delle Matematiche, e vi riuscì per guisa da meritare dai maestri, come riferisco C. Ugoni, il nome di Newtoncino 1.

  1. Letteratura Italiana etc. Vol. II. Cesare Beccaria p. 177. Milano 1858.