Pagina:Perodi - Il Principe della Marsiliana, Milano, Treves, 1891.djvu/216


— 208 —

ispirato all’illustre patrizio, e dell’ascendente che aveva sull’animo di lui, si era serbata onesta.

— Io non credo all’onestà di certe donne che, trovandosi in condizione inferiore, speculano sull’amore che sanno di aver destato in un uomo a esse superiore per nascita e per censo, — disse la principessa.

Don Pio, che capiva il pensiero della principessa ed era ferito dal tono di sprezzo con cui essa parlava, fremeva, pur stando zitto, ma l’Onorati aveva preso ad amare l’eroina di quel romanzetto, prima perchè gli pareva di averla scoperta e in secondo luogo perchè l’intelligenza e la grazia che rivelavano le lettere della Fille Arimantea avevano parlato alla sua immaginazione di poeta-letterato.

Egli la difese dunque a spada tratta, e sostenne che la principessa sentenziava in quel modo perchè alla sua età siamo poco indulgenti, e perchè le signore nate in una condizione elevata non sono al caso di apprezzare i nobili sacrifizi, gli eroismi delle donne povere, delle donne che lavorano.

— Non faccio altro che trovarmi a contatto con la miseria, — rispose la principessa, — e queste grandi virtù non le vedo.

— Perchè ella confonde miseria con po-