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dalla comunicazione interna, che c’è fra il palazzo e il teatro. Venga alle dieci.

Tutto questo fu detto in tono imperioso di comando, quasi ella volesse far capire al Rosati che si serviva di lui come ci si serve di un inferiore, di una persona che ha l’obbligo di ubbidire senza chiedere il perchè.

— Alle dieci verrò a prenderla, — rispose il Rosati sbalordito, inchinandosi.

— Buona sera, — dissegli la principessa e mentre sempre gli stendeva la mano, quella sera incrociò le braccia e chinò soltanto la testa per congedarlo.

— La principessa mi vuol far perdere il posto, — pensava Fabio turbato scendendo le scale.

Si trattava di cosa tanto delicata che egli non sapeva con chi sfogarsi, con chi consigliarsi. Capiva benissimo che egli in tutta quella faccenda non era che un istrumento di vendetta, ma se la principessa voleva compromettersi, perchè non sceglieva a complice uno dei suoi nobili parenti, un giovane del patriziato, perchè gettava gli occhi su di lui?

Gli venne il desiderio di darsi per malato, di scrivere scusandosi, ma come faceva a disertare il suo posto quella sera appunto in cui doveva tutto vedere, tutto osservare per