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taciturna; inghiottiva più lagrime che bocconi, e la notte non poteva chiudere occhio; pur così indebolita si sforzava, per non perdere il pane, di sopportare il peso delle fatiche giornaliere, finchè un giorno sentendosi mancare totalmente le forze, si mise a letto. A maggiore strazio di quella povera anima, una voce segreta, dopo che Vigi fu partito, ne esacerbava i patimenti. Quella voce le diceva di continuo che Vigi non sarebbe mai più tornato, e che ella sola ne aveva la colpa, perchè era stata crudele con la sua povera cugina, e ora Dio la puniva! Non ardiva confessarlo a nessuno, ma le parole tremende dell’Oliva le sonavano sempre all’orecchio, e la vista della coltre nuziale e delle altre robe di lei le svegliava un tormentoso rimorso. Che le valevano quegli oggetti per conservare i quali aveva fatto tacere nel suo cuore ogni senso di compassione e di giustizia, ora che era stata abbandonata, ora che lui forse giaceva sulla nuda terra cadavere insanguinato? E fra tanto strazio ella non aveva neanche più il conforto della preghiera, perchè le pareva che il Signore non potesse usare a lei quella misericordia ch’ella non aveva avuto per la sua povera cugina.

Intanto vennero le nuove di un tremendo fatto d’armi a Vicenza, e la lettera nominava diversi giovani del paese rimasti feriti e ricoverati all’ospedale, ma non faceva cenno di Vigi. Allora le famiglie che si erano prima consolate credendo davvero alla fortuna dei loro congiunti andati a combattere, cominciarono a gemere e a imprecare alla maledetta guerra.

La Mariuccia già certa in cuore che il suo promesso sposo fosse morto, credeva che non glielo dicessero per compassione. Così quella sventurata si struggeva ogni giorno più, e tutti sentivano pietà di quel suo