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un gran fumo cominciò ad alzarsi sopra il nostro villaggio, poi in diversi punti divampò il fuoco ed altri villaggi ardevano qua e là. Che notte d’orrore! E non saper niente di mio marito!... Di tratto in tratto ci raggiungevano turbe di fuggenti: mamme coi bambini in collo, vecchi e ammalati che si trascinavano a stento o che venivano trasportati pietosamente. E chi raccontava che il tale lo avevano fucilato, che il tal altro era morto calpestato dalla cavalleria. Tre giorni andai vagando come pazza con le mie creature e appiattandomi nei fossi. Finalmente mio marito venne, e mi disse che di tutta la nostra roba non ci rimaneva più nulla.

— Poveretta! poveretta! — esclamavano singhiozzando le donne commosse da quel racconto, dimentiche che si trattava di ribelli. — E la casa? era vostra la casa?

— Era nostra — rispose la donna — e avevamo speso a restaurarla, proprio l’anno scorso, duecento ducati: tutti i nostri risparmi.

— Non avete nessun parente che possa soccorrervi?

— Due miei fratelli coltivano un buon podere ed hanno polenta quanto basta, ma tanto l’uno che l’altro hanno un branco di figlioli; una mia sorella è moglie del fattore del conte B***; le altre due maritate lì nel villaggio ora non hanno più nulla esse e i loro figlioli. E mio padre? e mia madre? Non hanno che gli occhi per piangere.... O mio Dio, ci vuol altro per soccorrerci tutti!... Dev’esserci in questi dintorni una mia cugina — aggiunse ella dopo un momento di pausa, nel quale si era asciugato col dorso della mano le lagrime che le scorrevano lungo le guance macilente. — Tre anni fa seppi ch’ella era a servire in una