Pagina:Percoto - Sotto l'Austria nel Friuli, 1918.djvu/21


— 13 —

dall’altra parte la faccia vergognosa e le parole: — Scampati all’incendio di Jalmicco! — ch’ella proferì invece di preghiera, colpirono il barone. Rimise in tasca la moneta che già stava per gittarle e guardando la donna con severo cipiglio:

— Ribelli! — esclamò — ben vi sta la terribile punizione che vi tiraste addosso! Per simile genia nessuna compassione! — E ordinò al cocchiere di sferzare i cavalli.

La pietosa fanciulla vide quella meschina farsi di bragia e tirare a sè l’ultimo de’ suoi bambini che stendeva ancora la mano; la vide accarezzarlo con un sorriso d’indefinibile amarezza, mentre inavvertite lacrime le rigavano le guance e cadevano sulla bionda testa dell’innocente. Allora un’orribile scena d’incendi, di rapine, di dolori, di miserie si dipinse dinanzi all’anima commossa della fanciulla.... Quali che si fossero le colpe di quella tapina, ella pativa; pativano quei poveri fanciulletti che certo non potevano aver nessuna colpa. Ora, dinanzi a quella scena pietosa, dolorosa, straziante, le pareva peccato pensare a comparir bella, a mostrarsi spiritosa, mentre quella derelitta piangeva per non aver pane da dare alle sue creaturine; le pareva grave colpa far pompa di adornamenti, godere una lieta serata, tutti i comodi e il lusso della vita, mentre quella sventurata madre, senza tetto, gettata in mezzo a una strada, in preda alla più spaventosa miseria, ricordava la crudeltà di quei signori, che invece di soccorrerla l’avevano rimproverata.... E dire che aveva dovuto fare uno sforzo per indursi a stender la mano! Tutto il sangue le era salito alla faccia. La signorina l’aveva ben veduta come si nascondeva e come le tremavano le labbra, quando profferì quelle solenni parole: