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170 camerati.

L’ora di sortita se la passava vagabondo per le vie fuori porta, colle braccia ciondoloni, o stava a guardare le donne che strappavano l’erba, accoccolate per terra in piazza Castello; oppure si piantava davanti il carrettino delle castagne, e senza spendere mai un soldo. I camerati si divertivano alle sue spalle. Gallorini gli faceva il ritratto sul muro col carbone, e il nome sotto. Egli lasciava fare. Ma quando gli rubavano per ischerzo i mozziconi che teneva nascosti nella canna del fucile, imbestialiva, e una volta andò in prigione per un pugno che accecò mezzo il Lucchese — si vedeva ancora il segno nero — e lui cocciuto come un mulo a ripetere: — Non è vero. — O allora, chi gli ha dato il pugno al Lucchese? — Non so — . Poi stava seduto sul tavolaccio, col mento fra le mani. — Quando torno al mio paese! — Non diceva altro.