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l’edificio. Sulle prime il Ministero non voleva ammettere questa condizione; ma, dopo gli schiarimenti forniti dal Sindaco, fu accettata.

I primi indugi. — Una lettera dell’on. Martini.

Indarno trascorsero però vari mesi, senza che il Ministero facesse conoscere se intendeva o no di prendere risoluzioni concrete sul nuovo progetto ideato dall’architetto cav. Mansueti, di accordo col comm. Chilovi. Dalla stampa locale e di Roma si invitava intanto il Governo a rompere gli indugi.

E l’on. Ferdinando Martini, che aveva fatto parte della Commissione d’inchiesta, da cui fu riconosciuto, nel 1882, l’estremo bisogno di fornire locali adatti alla nostra Biblioteca Nazionale, e che, come Segretario generale nel Ministero della Pubblica Istruzione, aveva assicurato il Sindaco di essere ben disposto a soddisfare l’antico voto, inviava la lettera seguente alla Nazione:

Roma, 10 Giugno 1886.


Pregiatissimo Signor Direttore,

La Nazione di ieri nell’articolo intorno alla Biblioteca di Firenze mi fa l’onore di citare due volte il mio nome. La ringrazio.

Firenze è così bene rappresentata nella Camera elettiva che non ci è bisogno dell’opera mia o della mia parola per dimostrare l’utilità di accogliere l’offerta del Municipio e di costruire la nuova Biblioteca nell’area del vecchio Ghetto. Non di meno se la proposta verrà, io farò il dover mio, non pure di fiorentino ma d’italiano: perchè si tratta, come ella giustamente assevera, della più cospicua Biblioteca d’Italia.

Dico: se verrà, non perchè io dubiti del buon volere del Ministro dell’Istruzione pubblica: ma perchè temo si mettano innanzi