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Pagina:Pensieri e discorsi.djvu/66

54 pensieri e discorsi

Io tutto voglio; pur, nulla: aggiungere
un punto ai mondi della Via Lattea,
nel cielo infinito;
28dar nuova dolcezza al vagito.

Voglio la vita mia lasciar, pendula
ad ogni stelo, sopra ogni petalo,
come una rugiada
32ch’esali dal sonno, e ricada

nella nostr’alba breve. Con l’iridi
di mille stille sue nel sole unico
s’annulla e sublima...

36lasciando più vita di prima.



XX.


Bene! Dunque riassumo, come uomo serio che sono. La poesia, per ciò stesso che è poesia, senz’essere poesia morale, civile, patriottica, sociale, giova alla moralità, alla civiltà, alla patria, alla società. Il poeta non deve avere, non ha, altro fine (non dico di ricchezza, non di gloriola o di gloria) che quello di riconfondersi nella natura, donde uscì, lasciando in essa un accento, un raggio, un palpito nuovo, eterno, suo. I poeti hanno abbellito agli occhi, alla memoria, al pensiero degli uomini, la terra, il mare, il cielo, l’amore, il dolore, la virtù; e gli uomini non sanno il loro nome. Chè i nomi che essi dicono e vantano, sono, sempre o quasi sempre, d’epigoni, d’ingegnosi ripetitori, di ripulitori eleganti, quando non siano nomi senza soggetto. Quando fioriva la