Pagina:Pensieri e discorsi.djvu/317


antonio mordini in patria 305

Noi vogliamo l’unità, e perciò non vogliamo i principi, e perciò faremo la repubblica! — E Mazzini cominciò col muover guerra a quello dei principi che era parso, prima di salire al trono, più propenso alla costituzione: a Carto Alberto. Nè più depose le armi; e l’Austria e i suoi principi vassalli furono inretiti e sconvolti da questa invisibile guerra di ogni giorno, d’ogni ora... Che ora è? L’ora della lotta... da questa guerra in cui vincevano i prigioni, i caduti, gl’impiccati e i fucilati, da questa guerra, una cui battaglia campale fu vinta contro i Borboni e più contro l’Austria, nel vallone di Rovito, il 25 luglio del 1844, da nove, nove soli, nove fucilati: ma tre d’essi erano ufficiali della marina austriaca, e di questi, due, figli d’un ammiraglio; i fratelli Bandiera e Domenico Moro; e morirono gridando: Viva l’Italia!



V.


Due anni dopo un papa pronunziava la parola del perdono, e poi benediceva l’Italia, e poi, volente o nolente, la sollevava tutta a una nuova crociata contro i barbari. Il popolo per la prima volta faceva sentire il suo ruggito, e in cinque giornate di combattimento, nel marzo del quarantotto, cacciava lo straniero da Milano. E il re Carlo Alberto — quegli da cui Mazzini aveva cominciata la sua guerra — tirato fuori delle sue dubbiezze dalla benedizione del papa e dalla gran voce del popolo, passava il Ticino. Egli da lunghi anni aspettava il suo astro: l’astro era di là; ma egli non lo vide scintillare che poco e breve, e poi oscurarsi tra le nuvole della sconfitta...

G. PASCOLI - Pensieri e Discorsi 20