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Pagina:Pensieri e discorsi.djvu/287


la mia scuola di grammatica 275

e vivono in pace e amore, poichè non c’è, nella terra ideale, non c’è occasione nè alla pietà nè all’invidia. La grande proprietà è sparita, per un incanto, un carmen, del poeta contadino, del poeta che ha il nome dalle Pleiadi: la questione sociale è risolta: la Giustizia è tornata sulla terra.

Non è forse questa la parola, se non del domani, o cari giovani, del domani a cui voi assisterete, almeno del dopo domani che io auguro ai vostri figli di vedere? Il domani è incerto. Si sono create oggi le grandi ricchezze, che tendono a divenir grandissime, ad accentrarsi, a aduggiare della loro ombra immensa il lavoro del genere umano. Domani, chi sa? i lavoratori, cioè la massima parte del genere umano, che producono quell’immensa ricchezza che loro non tocca, vorranno ch’ella sia di tutti. Vorranno essi, che sono i più: i meno non vorranno: non tutti vorranno. Sarà dunque un assetto, quanto si voglia giusto; ma la libertà, sommo bene degli uomini, migrerà dalla terra. Domani forse migrerà; ma tornerà dopo domani, a ogni modo.

Le grandi campagne arate dagli schiavi sacri del Dio Stato, si spiccioleranno di nuovo. Dalle grandi macchine se ne genereranno molte piccole. Piacerà il lavoro domestico. L’industrie diverranno tutte arti. Tutti avranno dalla vita il loro dono piccolo e caro. Ronzerà in ogni casa la macchina familiare. Ognuno avrà la sua casa, che non importa sia grande; il suo bene, che è bene non sia tanto. Dopo la terribile esperienza fatta, gli uomini si rassegneranno a essere felici. Di grande ci sarà solo ciò che è di tutti. Commune magnum.

Questo fu l’ideale dei due poeti, che si chiamano