Pagina:Penombre.djvu/32

30 PENOMBRE


Era ben mesto, o miei poveri amori,
     Chè sulla strada, quando son venuto,
     Mi seguiva un convoglio di dolori
               20Rapido e muto.

Or li ho messi a dormire ad uno ad uno,
     Distesi, freddi, pallidi, stecchiti;
     In verità, non ditelo a nessuno,
               24Li ho seppelliti

Nell’orticello pien di aranci e d’ali
     Dove un bel pozzo invita ad aver sete,
     E dove spesso brillano gli occhiali
               28Di qualche prete;

Sotto il sagrato, e placidi vi stanno
     Fra le campane e i cantici latini:
     Berretti rossi e mèzzari vi fanno
               32Da fiorellini.

Dormono lì, nè, mutin lune e soli,
     A rizapparne andrò la sepoltura;
     Però, a smarrirli, partirò da Noli
               36A notte oscura,

Poichè sepolti son, ma non son morti:
     Quando la coltre non sorride al sonno,
     Tornano ancora, tanto sono accorti,
               40E tanto ponno!

Bussano ancora alla finestra mia,
     E — apri, gridano, apri ai vecchi amici;
     Abbiam pescato nella tenebrìa
               44Rime felici.