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— Il figlio del Maurino, — disse Cinto, — è un bastardo.

— C’è chi li raccoglie, — gli dissi, — è sempre la povera gente che raccoglie i bastardi. Si vede che il Maurino aveva bisogno di un ragazzo...

— Se glielo dicono, s’arrabbia, — disse Cinto.

— Non devi dirglielo. Che colpa hai tu se tuo padre ti dà via? Basta che hai voglia di lavorare. Ho conosciuto dei bastardi che hanno comprato delle cascine.

Eravamo sbucati dalla riva e Cinto, trottandomi avanti, s’era seduto sul muretto. Dietro le albere dall’altra parte della strada c’era il Belbo. Era qui che uscivamo a giocare, dopo che la capra ci aveva portati in giro tutto il pomeriggio per le coste e le rive. I sassolini della strada erano ancora gli stessi, e i fusti freschi delle albere avevano odore d’acqua corrente.

— Non vai a fare l’erba per i conigli? — dissi.

Cinto mi disse che ci andava. Allora m’incamminai e fino alla svolta mi sentii quegli occhi addosso dal canneto.


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