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di Rosalba, dicevamo, che cosa sa Gabriella? Certo sembrava un tipo sveglio. Che di notte prendessero insieme la coca?

— Credete a me, — ci diceva Pieretto, — quei due si detestano.

— E perché allora stanno insieme?

— Lo saprò.

Meno male che a tavola Poli non smetteva di versarci da bere. Anche Gabriella beveva, a gustose sorsate, scrollando il capo alla fine come un uccello. Io pensavo: chi sa, se si beve abbastanza diventeranno piú sinceri, piú ragazzi, e Gabriella ci dirà che, malgrado tutto, vuole bene al suo Poli, lui Poli dirà che Rosalba era brutta, era un vizio, una pazzia, e ch’è stato il nostro incontro a guarirlo, il nostro incontro e l’urlaccio d’Oreste. Basterà questo, mi dicevo, saremmo subito piú amici, lasceremmo in libertà la Pinotta e ce ne andremmo a passeggio o a dormire contenti. La vita sul Greppo sarebbe cambiata.

— V’annoierete, — disse a un tratto Gabriella, — qui di notte non abbiamo che i grilli. Ha fatto bene il vostro amico a salvarsi...

— I grilli e la luna, — disse Poli. — E noialtri.

— Purché si contentino, — disse Gabriella, giocherellando con la rosa che aveva davanti. Alzò gli occhi, intenta. — Sento che a Torino con Poli frequentavate locali notturni?

Ci guardò un istante e scoppiò a ridere.

— Su su, chi è morto? — esclamò. — Siamo tutti peccatori. Gli infortuni ringiovaniscono e nessuno è colpevole. Avevamo perduto un figliolo e questo figlio ci è ridato. Ammazziamo il vitello.

Poli guardò di sotto in su, sbuffando. — Signora, — gridò Pieretto, — brindo al vitello.

— Macché signora, — disse lei, — possiamo anche chiamarci per nome. Abbiamo abbastanza conoscenze comuni.

Poli le disse rabbuiato: — Senti, Gabri. Qui va a finire come ieri sera.

Gabriella sorrise appena, cattiva. — Manca la musica, — disse, e nessuno è ubriaco stasera. Tanto meglio, possiamo parlarci sinceri.

Pieretto disse: — Si può bere dopo.

— Se vuoi la musica, — disse Poli alzandosi, — posso mettere un disco.

Vidi la mano sottile serrare la rosa che aveva lasciato cadere, e non osai guardarla in faccia.

Poli era già seduto, e non aveva messo il disco. — La musica


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